venerdì 16 settembre 2016

Chiacchiere da Bar - Holly e Benji è un cartone animato diseducativo

Salve a tutti e benvenuti nell’Internetturbino: il blog rassicurante come un appuntamento al buio mal riuscito.

Sul profilo ho messo una foto di Milla Jovovich perché sono timida… non è un problema, vero?

Qualche settimana fa, illustrandovi i vari esempi di umanità che è possibile incontrare durante le partite di calcetto (qui il post), ho parlato un po’ di Holly e Benji… il cartone animato che ha traviato la nostra infanzia e che rappresenta un vero e proprio calcio ai testicoli della pedagogia.
Su, non fate quella faccia.
Vediamo un po’ il perché…


Non trasmette i sani valori dello sport

Quale dovrebbe essere l’etica di uno sport di squadra come il calcio?

L’unione fa la forza
Si vince insieme, si perde insieme
L’importante è bombarsi le veline lo spirito di squadra

E cose così, giusto?
Sbagliato.
Holly e Benji ci insegna che, nel calcio, non vince il gruppo migliore (quello più affiatato, o chi si impegna di più), bensì semplicemente chi ha più campioni in squadra eccellenti… tutti gli altri sono comparse che hanno a malapena un nome e che servono giusto per fare numero perché si gioca 11 contro 11.
Pensateci bene: qual è la squadra più vincente del cartone?
La Newppy / New Team, che ha tre assi: Holly, Tom Becker e Benji Price (il part timer più famoso della storia dei cartoni: compare in metà delle puntate di Holly, ma il suo nome è comunque nel titolo). 

Un fermo immagine dell'inculata di Benji a Holly

Poi troviamo la Muppet / Toho che ne ha 2½ (Mark Lenders, Ed Warner e, più o meno, Danny Mellow)
E, infine, tutte le altre squadre che ne hanno uno (da Julian “Infartato” Ross a Philip Callaghan) o due… ma fotocopia (i gemelli Derrick) e, non a caso, non vincono mai una cippa.
Come se non bastasse, solo ed esclusivamente i protagonisti si cuccano le donnine (Patty per Holly, Amy per Julian e Danny Mellow per Mark Lenders…), manco fossero rockstar maledette.
Ai poveri comprimari disgraziati (disegnati per giunta con il c**o), cosa resta per passare alla storia?

Prendere pallonate in faccia.

No, davvero: questo è l’apice della carriera di Bruce Harper (che, comunque, è arrivato in nazionale)… poi c’è stata la volta in cui gli è caduta la saponetta nello spogliatoio, ma questa è un’altra storia

Oppure fare la figura del povero pirla di turno (come Alan Crocker, il portiere con la fobia dei palloni), giusto per mettere in difficoltà i protagonisti

Ma il pallone è tuo amico!
Sì, ma se Mark Lenders mi sfigura a suon di Tiri della Tigre ad ogni puntata, è un bell’amico del c***o!

Mette a rischio la famiglia tradizionale

Non ditelo alle Sentinelle in Piedi che poi li tocca sedersi per lo shock… ma forse in pochi hanno fatto caso al fatto che il padre di Holly (capitano impegnato in traversate degne di Capitan Findus), compare soltanto in una manciata di episodi… il suo posto nel cuore di Holly e tra le gambe di sua madre è rapidamente preso da Roberto Sedinho, un ex calciatore brasiliano con chiari problemi di vista e alcolismo che, come discutibile passatempo, ha quello di appostarsi a vedere i bambini che giocano a pallone…

Insomma, un tipo losco da tenere lontano dai bambini... e dalle madri

Appunto...

E vabbè, Holly... pure tu!

Sempre a proposito di figure discutibili che neanche il genitore più disgraziato vorrebbe accanto ai propri figli, menzione d’onore per Jeff Turner, una specie di pezzente con una manciata di orrendi peli pubici in faccia e dal discutibile gusto nel vestire (oltre che dall’igiene proibitiva, visto che non cambierà mai abito per tutta la serie), che insegna ai propri ragazzi a disprezzare gli avversari usando anche le maniere dure.

Appunto...

Non che il suo collega della New Team sia meglio...

Qui il cardiopatico Julian Ross, durante la partita contro la New Team, viene centrato in pieno petto da una spallata prima e da una pallonata poi… roba che Suarez che assaggia Chiellini pare un Orsetto del Cuore…

Mette a rischio l’incolumità dei più piccoli

Pensateci bene: cos’hanno in comune Holly, Tom e Mark (cioè i calciatori più talentuosi del cartone)?
Fin da piccoli non si sono mai separati dal pallone.

Ma proprio mai. Chi ha visto almeno un episodio, sa bene che i nostri stolti eroi si muovono esclusivamente palla al piede attraversano gli incroci della città palleggiando incuranti del traffico.

Vi siete mai chiesti perché, in tutta la serie, ci sono solo una manciata di squadre (tanto che, alla fine, tocca andarsene in giro per il mondo per trovare avversari decenti)? Esatto, perché la mortalità infantile a causa degli incidenti stradali provocati dalle giovani promesse del calcio che attraversano la strada a membro di canide è elevatissima (modello gatto in tangenziale durante l’esodo di ferragosto)…


Ruba l’infanzia ai più piccoli

Benché lo stile grafico non aiuti di certo, nella prima serie, i protagonisti frequentano le scuole elementari… e sono costretti ad affrontare tornei di calcio senza esclusione di colpi che sembrano usciti da una puntata di Mai Dire Banzai.

Non a caso, a furia di giocare a calcio, dopo la pubertà sono venuti su tutti deformi (prego notare lo stacco di coscia che neanche le gemelle Kessler...)

Che dire, poi, del povero Julian Ross (sì, ancora lui) che rischia la morte praticamente ad ogni partita sotto gli occhi di allenatore, fidanzatina e genitori?!

Ecco, vedete? Non lo sostituiscono neanche quando, in pratica, è già diventato un fantasma…

Che dire dei giocatori della Flynet (vestiti in un virile rosa shocking) che, pur allenandosi nella neve manco fossero gli Stark ne Il Trono di Spade (e rischiando continuamente di essere sodomizzati da famelici orsi polari), non superano mai le semifinali neanche per sbaglio…?

È tutto per oggi, alla prossima!

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