mercoledì 9 novembre 2016

Chiacchiere da Bar - Dylan Dog 361 Mater Dolorosa e Dylan Dog 362 Dopo un lungo silenzio



Salve a tutti e benvenuti nell’Internetturbino: il blog utile come il singhiozzo mentre ci si fa la barba (o ci si passa il rasoio sulle gambe)…

 Tutto ok: è solo un taglietto...


Tempo di lettura: circa 8 minuti

E lo so, l’immagine è un po’ bastarda

L’Indagatore dell’Incubo compie trent’anni e felici e giulivi come il pagliaccio IT davanti ad un asilo, negli ultimi due mesi ci siamo ritrovati tra le mani due albi niente male (giusto per usare un eufemismo).
Procediamo con ordine spendendo due righe sull’albo n. 361 Mater Dolorosa. Avrei voluto dedicarci un post a parte, ma vuoi per mancanza di tempo, vuoi per pigrizia, vuoi per un unico ma enorme difetto dell’albo (adesso ci arriviamo), mi tocca parlarne sinteticamente qui.
Essendo passato un po’ di tempo dall’uscita degli albi, mi concederò alcuni spoiler a caso.
Siete avvisati.


Allora… all’uscita dell’albo ho provato sentimenti contrastanti. Da una parte, infatti, non sono un amante dei “sequel” in generale e di quelli di albi storici di Dylan Dog in particolare.
Qualcuno ha detto Johnny Freak e Il Cuore di Johnny?
Dall’altra parte, però, mi allettava non poco l’idea di leggere il “seguito spirituale” di quel capolavoro di albo che è Mater Morbi (tra i migliori di Recchioni e della serie in generale a mani basse).
Risultato?
Gran bell’albo.
Mi è piaciuta un sacco l’idea di creare un punto di contatto tra il capolavoro di Recchioni e ciò che abbiamo letto per la prima volta nel n. 100 La Storia di Dylan Dog.
Volendo spingersi un po’ più in là è stato un po’ come far convolare a giuste nozze il Dylan Dog “di Recchioni” e quello “di Sclavi”, se capite quello che intendo.
Mi è sembrato un gran bel modo per celebrare il buon lavoro di Recchioni, l’imminente ritorno di Sclavi e, soprattutto, i trent’anni di Dylan Dog.
Ogni cosa al posto giusto, come piace a me.
Menzione d’onore per i disegni di Cavenago (guardate pagina 12 e ditemi un po’ se non starebbe benissimo esposta in un qualsiasi museo del pianeta).

A voler essere pignoli, però, la Mater Morbi disegnata da Carnevale mi faceva più sesso, ma anche più paura… ma anche più sesso (ma anche più paura)

Ho accennato ad un’unica grande pecca di Mater Dolorosa… che, in realtà non è neanche tale.
Mi riferisco alla presentazione in quarta di copertina dell’albo n. 362 Dopo un lungo silenzio.
Sarà stata la frase “Scritto da Tiziano Sclavi”.
Sarà stata la copertina bianca (genialata assoluta).
Non lo so… Sta di fatto che, all’istante, il mio cervello si è lasciato andare in libidinose fantasie sull’albo del mese successivo, facendo quasi tabula rasa di quello che avevo ancora tra le mani.
Che volete farci… Il primo amore non si scorda mai. Penso che sia un po’ come quando, pur felicemente fidanzati / sposati, si incrocia casualmente (ed a distanza di molti anni) il primo amore o la prima cotta adolescenziale: i ricordi che affiorano sono semplicemente travolgenti e, per qualche istante, più vividi del presente…
Accidenti, che poeta maledetto maledetto poeta!
Arriviamo, così, all’albo n. 362 Dopo un lungo silenzio.


A costo di ripetermi: la copertina bianca è fantastica. Spiace solo, e non lo sapevo perché ho evitato come la peste di cercare informazioni sull’albo in rete per non beccarmi spoiler assassini, dell’avvicendamento nella realizzazione delle copertine tra Stano e Cavenago (già disegnatore del n. 361)
Capisco aver voluto realizzare con la copertina bianca uno “stacco” tra i due copertinisti, ma mi spiace che Stano non abbia firmato la copertina di questo storico albo.
Sempre a proposito della copertina bianca, ho apprezzato anche un sacco la pagina degli arretrati, il frontespizio ed il Dylan Dog Horror Club immacolati all’interno.
Che botta.
Sarà che la parola in questione ha un significato fortissimo per i lettori di Dylan Dog, ma leggere “Nessuno” (tra l’altro ovviamente), sotto la voce “Copertina”, mi ha fatto venire la pelle d’oca…

Sempre con copertina bianca... coincidenze?
Io non credo

E dunque, com’è Dopo un lungo silenzio?
Quando ho saputo che Dylan Dog avrebbe fatto i conti con il suo passato da alcolista, ho esultato come non facevo da quella volta che ho trovato 20€ in tasca senza che mi ricordassi di averceli mai messi.
Quasi due anni fa, commentando il n. 341 Al servizio del Caso (qui), avevo sostenuto di quanto sarebbe stato figo ed accattivante un Dylan Dog ancora più antieroe ed umano, indicando proprio una ricaduta nel baratro dell’alcolismo come possibile spunto.
Mi aspettavo, dunque, una storia epica con magari il ritorno del perfido John Ghost, la morte di uno dei personaggi ricorrenti (di cui si era vociferato in passato) e Dylan Dog, accusato il colpo, di nuovo schiavo della bottiglia.
E, invece, no.
Dopo un lungo silenzio è la storia meno paranormale, splatter e horror (nel senso classico del termine), dell’intera saga… ma è di gran lunga quella che fa più paura, una paura frutto non di mostri, assassini e squartamenti.
Dylan Dog non ricade nell’alcolismo a seguito di un trauma o altro, ma semplicemente quando, felice come poche volte ricordo di averlo visto, abbassa per un attimo la guardia finendo immediatamente sull’orlo del baratro.
Anni di sacrifici e poco più di una leggerezza per vanificarli in un attimo… 
Porca pu***na! È o non è una delle cose più spaventose di sempre?
Altra cosa che mi ha inquietato è stata l’assenza totale dell’Ispettore Bloch, figura paterna dell’Indagatore dell’Incubo per eccellenza e valido aiuto nella sua lotta contro l’alcolismo in passato (come mostrato, ad esempio, nel n. 200 Il Numero Duecento).

La sua assenza è semplicemente assordante… un po’ come chiedere aiuto ai propri genitori perché da bambini si ha paura del buio e non ricevere alcuna risposta

Così come l’impotenza di Groucho.
A rendere ancora più cupo il tutto, la triste storia di Owen Travers (che apre e chiude l’albo, gettando ulteriore tristezza alla vicenda nonostante la redenzione del nostro antieroe), che altro non è che un Dylan Dog che non ce l’ha fatta, uno che ha perso definitivamente la sua battaglia con l’alcool. 


Spero di essere riuscito a trasmettere le sensazioni che ho provato leggendo questo storico albo… se volete condividere le vostre, potete farlo nei commenti qui sotto.

È tutto per oggi, alla prossima!

Nessun commento:

Posta un commento