lunedì 2 ottobre 2017

Chiacchiere da bar - weekend in Basilicata



Salve a tutti e benvenuti nell’Internetturbino: il blog divertente come la frase “Le faremo sapere”, alla fine di un colloquio di lavoro…

  
 … mentre il responsable delle risorse umane da fuoco al vostro CV 



Come preannunciato, ecco il resoconto del weekend lucano di inizio settembre tra città fantasma, escursioni a cavallo, opere teatrali e abbuffate spudorate.
Potete leggere la scorsa avventura in terra lucana (Ponte alla Luna a Sasso di Castalda) qui.



Tempo di lettura: circa 12 minuti

 
Terza parte della Trilogia del Peperone Crusco



In otto, quattro coppie, si decide di partire alla volta della Basilicata per un weekend bucolico.
Che ve lo dico a fare, i propositi di partire alla buon’ora sono stati disattesi a tempo record perché già facciamo fatica ad organizzarci in due, figuriamoci in otto… 
Poco male, dal momento che, anche questa volta, sono riuscito a non prendere la mia auto per la trasferta (ehi, non è colpa mia se, attualmente, ho l’auto più stagionata della comitiva!).
In realtà, a pensarci bene, forse avrei fatto meglio a prenderla l’auto, dal momento che l’amico che mi ha gentilmente scorrazzato ha l’allegra abitudine di interpretare liberamente i limiti di velocità, la segnaletica orizzontale e verticale…

 
… ed il buonsenso alla guida in generale

Prima tappa: Craco

Per chi non la conoscesse, Craco è una pittoresca città fantasma in provincia di Matera famosa per essere stata vittima, in ordine sparso, di frane, alluvioni e terremoti.
Da qui il primato di “Città dell’ottimismo”. 
Cristo si sarà pure fermato ad Eboli (alcune scene del film sono state girate proprio nella città fantasma)… 

 
… ma arrivato a Craco, come minimo si è grattato le balle

Armati di caschetti gialli…
 
 
… che ci facevano sembrare tanti Minions di Cattissimo Me…

… e sotto un sole allucinante, abbiamo visitato il paese guidati da un volontario dell’associazione che si fa il mazzo a tarallo per occuparsi della gestione e della promozione turistica di Craco. 

 

La visita è stata molto interessante e ho imparato un sacco di cose, tra cui:

1) Contrariamente a quello che pensavo, Craco non è stata vittima di una catastrofe naturale… le frane sono state causate da una perdita idrica a lungo ignorata e dalla criminale gestione dell’emergenza…
 
 
Tanto per intenderci, questo è un terrazzamento che doveva rallentare la frana… franato pochi giorni dopo la sua inaugurazione…

Ingegner Cane, è lei?

2) Craco, poi, ha il poco invidiabile record di città più sfigata della storia: non solo è franata, alluvionata, terremotata e spopolata, ma è stata anche ripetutamente saccheggiata (simpatici malandrini non solo hanno portato via arredi vari, ma anche mezza chiesa cittadina, tant’è che, alla domanda di una turista: “Ma non potete mettere delle videocamere di sicurezza?”, mi è venuto normale risponderle, anticipando la guida: “Sì, così si fregano anche quelle!”). Inoltre, la città, che si presta alla grande ad essere usata come set cinematografico, è anche stata danneggiata in passato durante la realizzazione di alcuni film (una troupe ha appiccato un vero incendio per “esigenze di copione”, tanto per capirci). In realtà, Craco non è completamente disabitata. Si da il fatto che sia saltuariamente frequentata… da quattro gatti? No, da un gregge di capre che sale ovunque (tetti pericolanti compresi).
Insomma, dopo aver visto Craco, non vi lamenterete più delle buche nelle strade della vostra città…

 
… a meno che non siano dei canyon spaventosi, ovviamente

Seconda tappa: B&B Caramola e tentativo escursione a cavallo

Abbiamo alloggiato al B&B Caramola, un’oasi di pace immersa nel verde.
Dopo essere stati accolti da Cristina e Vincenzo si è subito presentato un “dilemma”: la scelta delle camere. Il B&B, infatti, dispone di tre camere doppie e, di conseguenza, una coppia avrebbe dovuto dormire in un letto a castello in una delle doppie, o in mansarda. 
Essendo la mia ragazza una feticista delle mansarde, il dilemma è stato risolto in 13 millesimi di secondo netti.
Non ho niente contro le mansarde… se non fosse che sono alto 1.91 (ma sorprendentemente sono tornato a casa senza nemmeno un trauma cranico!). 
Dopo aver abbandonato i bagagli, abbiamo immediatamente voluto fare un’escursione a cavallo (sulla quale fantasticavamo da giorni).
Fortunatamente, i cavalli presenti al B&B Caramola sono, non soltanto ben addestrati, ma anche così buoni che si tagliano con un grissino… e meno male, dal momento che il cavallerizzo più esperto della comitiva non montava a cavallo da 20 anni circa.

 
Per quanto il sottoscritto, invece, io di cavalli ne ho visti più nel mio piatto sotto forma di braciole che dal vivo… madre natura non avrebbe dovuto farli così saporiti!

A me è toccata la cavalla Jasmine (di cui vi parlerò meglio in seguito).
Gran bell’animale. 
Ora, non che il sottoscritto non sia abituato ad avere una bestia possente tra le gambe… 

 
… capito la fine battuta?

… ma devo dire che è stato veramente strano salire, per me era la prima volta, in groppa ad un animale così maestoso.
Tempo di fare qualche giro nel recinto e qualche “slalom” tra i birilli, ed è venuto giù il diluvio universale. 
Ci è stato detto, allora, di dirigerci verso le stalle… Peccato che, vista la nostra abilità da fantini delle domenica, nessuno ha avuto il coraggio di spronare i cavalli per raggiungere più velocemente il riparo, preferendo arrivarci con calma sani e salvi, ma bagnati fino alle mutande.
Poco male, abbiamo colto l’occasione per fare due chiacchiere con Cristina e Vincenzo e mi è venuta anche un'invidiabile camminata alla John Wayne, a causa di dolori al bacino degni di un ultranovantenne con l’artrite.

Terza tappa: Magna Grecia – Il mito delle origini

Dal momento che, sotto questa dura scorza da fancazzista, si nasconde un animo intellettuale e sensibile, in serata mi sono recato con la comitiva all’Arena Sinni a Senise per assistere allo spettacolo “Magna Grecia – Il mito delle origini”.
 
 
Prima, però, abbiamo goduto di un aperitivo offerto da un amico del posto. Sì, ce lo ha spacciato come tale (e, su un altro tavolo, c’era altra roba). Se ci avesse invitato a cena, sarebbe stata la fine...

Per farla breve, lo spettacolo tratta della storia di un ecista greco alle prese con la fondazione di una colonia in quella parte di Italia meridionale nota, non a caso, come Magna Grecia.
Se non sapete cosa sia un ecista, potete fare un salto qui, non prima di esservi vergognati per non aver frequentato il classico che, com’è noto, fornisce una formazione completa… 

 
… ed una discreta possibilità di essere disoccupati e vivere sotto i pont

Più che la storia in sé, quello che è stato davvero fenomenale è stata la messa in scena dell’opera con giochi di luce, d’acqua e di fumo da mascella a terra.

Effetto "tunnel" creato con laser e fumo...

 ... e lotta con drago (roba che se avessi assistito allo spettacolo da bambino, sarei impazzito di gioia)

Qualche appunto: il tutto, alla lunga, può forse risultare un po’ barocco e l’azione in scena (su più livelli) un po’ dispersiva. 
La vera pecca, secondo me, consiste nel fatto che lo spettacolo si basa su una commistione tra azione in scena con attori dal vivo e filmati su schermi mobili, con la partecipazione non solo dello stesso Kusturica, che ha curato la direzione artistica dello spettacolo, ma anche di attori del calibro di Giancarlo Giannini e Claudio Santamariache ha fatto bagnare le spettatrici più dei giochi d’acqua:
 
Accidenti, piove? No, un paio di signore delle file superiori hanno appena squirtato…

Questo, però, è andato a discapito dell’interazione tra pubblico ed attori in scena: gli applausi, ad esempio, venivano ingenerosamente interrotti dall’inizio dei filmati sugli schermi tanto e vero che, in breve, non ce ne sono stati praticamente più fino alla fine dell’opera… e non certo per colpa degli attori.
Poco carino, inoltre, il fatto che, sul sito dello spettacolo, siano indicati solo gli attori più importanti che appaiono nei filmati (Santamaria, Giannini e compagnia) e non gli attori in scena che, invece, si sono fatti un discreto mazzo.

Quarta tappa: Escursione a cavallo – atto II

Il giorno dopo, di buona mattina e complice una bella giornata di sole, ci siamo fiondati nuovamente sui cavalli per una bellissima escursione tra strade e sentieri.
Un unico, enorme, “problema”. 
La “mia” cavalla Jasmine aveva una voglia di lavorare pari a quella di un dipendente pubblico o, meglio ancora, pari a quelli di una scolaresca all’arrivo di un supplente l’ultimo giorno di scuola.
Nonostante fosse uno dai cavalli più veloci presenti, Jasmine, avendo intuito immediatamente l’incapacità del sottoscritto, per tutta l’escursione se l’è presa non comoda, di più, facendosi distanziare dai suoi colleghi equini e facendomi dannare come un matto. 
Onestamente un po’ mi si stringeva il culo ogni volta che, su incitamento di Vincenzo, ci davo (delicatamente) di talloni per provare a farla accelerare. 
Purtroppo, alla fine, il risultato è stato più o meno questo:
 
 

In pratica, non riuscendo a spronare Jasmine a dovere, ho passato metà mattinata con i “rimproveri” di Cristina e Vincenzo nelle orecchie.

Ora, Cristina e Vincenzo sono toscanacci e, in pratica, sembrava di bisticciare con Pieraccioni e Ceccherini…

 
E, comunque, vedete quanto era triste Jasmine quando ci siamo salutati…
 Dimenticavo, Vincenzo, mentre ci descriveva le caratteristiche dei vari cavalli, ci ha tenuto a sottolineare lo stile di vita sessualmente anrchico di Jasmine. Brava, Jasmine, brava...

Quinta tappa: Fontana del Tasso

Per concludere degnamente il nostro weekend lucano, abbiamo deciso di pranzare alla Fontana del Tasso, ristorante a due passi (letteralmente) dal B&B Caramola.
Dovete sapere che il menù fisso della domenica della Fontana del Tasso è una specie di sfida ai limiti umani vista la sua abbondanza. 
A rincarare la dose, avendo nella comitiva persone dalle peculiari necessità alimentari (come sono politically correct, oggi…), lo staff non si è limitato a servire piatti alternativi per venire incontro alle esigenze di tutti (nonostante il preavviso nullo), ma ci ha portato intere sperlunghe aggiuntive fuori menù (specialmente di primi).

 
E a quel punto che fai, non assaggi?

Ad accorrere in soccorso dei clienti alle prese con allucinazioni mistiche da sazietà, ecco il misterioso (quanto provvidenziale) rosolio alle erbe caldo con la sua funzione sgrassante.
Il misterioso rosolio (parte delle erbe usate sono sconosciute e la ricetta è segreta), all’inizio, è stato servito tra gli antipasti ed i primi, poi sempre più spesso, dopo ogni primo e secondo, e, alla fine, anche su richiesta viste le crescenti difficoltà ad ingurgitare cibo. 
Peccato che il rosolio fosse discretamente alcolico e, verso la fine del pranzo, la mia comitiva ha fatto partire un’agghiacciante karaoke… ed un mio amico ha anche fatto colpo su una vecchietta sessualmente arzilla.
Per dovere di cronaca, io non ho partecipato al karaoke, non solo perché è una delle cose che più mi irritano al mondo, ma perché ho preferito fare due passi nel disperato tentativo di agevolare la digestione. 
Pensate solo che, alla fine, ho rifiutato perfino di leccare un cucchiaino pucciato nel pur invitante gelato alla ricotta… per paura di sboccare?
 
 
No, di morire

È tutto per oggi, alla prossima!

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