mercoledì 22 marzo 2017

Chiacchiere da bar - Ex Machina



Salve a tutti e benvenuti nell’Internetturbino: il blog utile come un bagnino nel deserto…


Dal momento che è passato un po’ di tempo dall’ultima “recensione”, spazio alla cinofilia, qui sull’Internetturbino…
 
 
… per l’amor del cielo, volevo dire cinefilia



Tempo di lettura: circa 10 minuti

 

Dal momento che non sono un critico cinematografico e che ho un arretrato di film e serie tv da paura, mi sembra giusto parlarvi di un film che ha fatto breccia nei cuori del pubblico e della critica… nel lontano 2015:

 

Ex Machina ha la capacità (più unica che rara), di apparire una ciofeca se ci si sofferma al solo incipit: 

"Caleb Smith è un programmatore che si aggiudica la possibilità di trascorrere una settimana nella casa in montagna di Nathan Bateman, l'amministratore delegato della società per cui lavora. Nathan gli rivela che la sua casa è un laboratorio dove ha progettato e costruito una macchina umanoide dotata di intelligenza artificiale: Ava. Caleb è stato scelto per eseguire il test di Turing su Ava e stabilire se l'umanoide abbia una vera intelligenza e coscienza di sé. Caleb inizia il test, sorprendendosi di quanto Ava  sia intelligente, sensibile e simile a un essere umano…"

L’idea non è originale ed i possibili sviluppi della trama appaiono scontati come un sorbetto dopo il pesce. 
E, invece, no. 
Bando alle ciance e cominciamo da cosa mi è piaciuto.
 

Gli attori ed i personaggi interpretati (almeno alcuni):  In pratica, il cast del film ammonta a quattro attori (una delle quali senza mezza battuta, per di più…). Già questo mi intriga non poco perché in genere mi piace l’idea “prendiamo una manciata di personaggi e facciamoli  interagire in un ambiente ristretto”. Tolto Ex Machina, l’ultimo film con una manciata di attori che ho visto, è stato Dobbiamo parlare che, non a caso (pur appartenendo ad un genere totalmente diverso), mi ha divertito molto e ritengo che sia uno dei film con i dialoghi più brillanti che abbia mai visto.  
Tornando a Ex Machina, mi sono piaciuti un sacco i personaggi di Ava e Kyoko (oltre che l’interpretazione delle rispettive attrici: Alicia Vikander e Sonoya Mizuno).


Ava è un personaggio che fa facilmente breccia nei cuori degli spettatori, ma se vi aspettate qualcosa di tenero alla Super Vicky, vi sbagliate di grosso. Ava è un personaggio complesso che, al tempo stesso, suscita tenerezza ed anche un filo di inquietudine, che attrae e respinge lo spettatore nell’arco del film. Approfondire il discorso, significherebbe fare spoiler (anche se non è certo un film di recente uscita) e quindi mi fermo qui. 
Un discorso particolare va fatto per Kyoko, personaggio muto, bellissimo e spaventoso che, comunque, si ritaglia un suo spazio nella pellicola pur essendo quello meno rilevante dei quattro.
 
 
Scherzi a parte, questa scena grottesca, ad esempio, mi ha turbato non poco (non è una battuta, vedete il film)

Sonoya Mizuno, grazie al linguaggio del corpo (non a caso è anche una ballerina professionista), è riuscita a rendere espressivo e tridimensionale un personaggio che, non solo non ha battute, ma che non ha nemmeno espressioni facciali…

Effetti speciali: Il film è costato circa 15 milioni di dollari, praticamente niente per una produzione cinematografica e ancora meno per un film di fantascienza. Certo, non è un film di fantascienza “laser ed esplosioni”, ma gli effetti speciali del corpo di Ava sono ben fatti, “credibili” e, pur non facendo gridare al miracolo, sono piacevoli da vedere (piacevoli è un pò riduttivo dato che il film ha soffiato l'Oscar per gli effetti speciali a film un tantino più blasonati come Mad Max: Fury Road e Staw Wars: Il risveglio della Forza).

 

Carina anche l’idea dell’assemblabilità dei corpi degli androidi. Decisamente meno belli, invece, gli effetti relativi a Kyoto, comunque tutto sommato trascurabili nell’economia del film.


Inquietudine:  Mettere l’inquietudine tra gli aspetti positivi del film potrebbe sembrare assurdo… e probabilmente lo è. Ma è questa l’atmosfera che il film trasmette… e la trasmette alla grande.


Sono inquietanti i personaggi (tutti, ognuno a proprio modo), è inquietante la location (la sensazione di claustrofobia durante i black out è terribile), sono inquietanti alcune scene (ad esempio quella riguardante i predecessori di Ava). 
Sono terribilmente inquietanti, poi, le conversazioni tra Caleb e Nathan riguardanti la Bluebook, il modo in cui sono state ottenute le espressioni facciali di Ava ed i parametri per la scelta di Caleb come autore del test di Touring su Ava). 
Insomma, un bel concentrato di inquietudine con una spolverata di minimalismo ed eleganza.

Finale:  Uno dei grandi pregi del film è dimostrare come, con risorse limitate e partendo da un’dea di base originale come le barzellette sui carabinieri, si può tirare fuori un bel film. Basta creare la giusta atmosfera e far prendere agli eventi una piega inaspettata quando, per tutto il film, hai fatto credere allo spettatore di aver capito tutto del film e di avere lo svolgersi degli eventi sotto controllo.  
Col cavolo. 
Non sto parlando solo di colpi di scena… quanto di veri e propri cambi di registro. Insomma, ci sono momenti in cui Ex Machina sembra un normale film di fantascienza, poi assume i tratti di un film romantico, poi di un thriller con un paio di scena da “horror”… 
Il finale non fa eccezione… anzi, da un lato è quello che lo spettatore si aspetta, ma è il come ci si arriva a sorprendere.

 

Gli attori ed i personaggi interpretati (almeno alcuni):  Come ho detto prima: i personaggi sono solo quattro. Se le interpreti femminili mi hanno decisamente colpito, lo hanno fatto in maniera minore le loro controparti maschili.

 

Non è una bocciatura completa, sia chiaro… ma il confronto con Ava e Kyoko è decisamente arduo.  
Ho trovato Caleb un personaggio piuttosto privo di mordente e poco approfondito (tranne un background generico che ci viene buttato in faccia dopo pochi minuti di film). 
È possibile che non avere un personaggio eccessivamente caratterizzato sia stata una scelta voluta da Alex Garland (regista e sceneggiatore) per favorire l’immedesimazione del pubblico. Insomma, Caleb è un tizio di cui sappiamo poco e niente che, per caso (o, almeno, apparentemente per caso), si trova a vivere una situazione fuori dal comune con personaggi decisamente fuori dal comune… l’immedesimazione da parte del telespettatore (ma non l’empatia), è facile. 
Non mi ha colpito neanche la recitazione di Domhnall Gleeson, decisamente più sotto che sopra le righe, forse proprio perché “castrata” dalla natura del personaggio, ma che risulta ai limiti del paradossale in alcune scene… su tutte quella in cui Caleb dubita della propria natura.

Non so voi, io sarei svenuto al solo pensiero…
 
Discorso diverso per Oscar Isaac che ammetto di non aver per niente riconosciuto conciato così (è Poe Dameron in Star Wars: Il risveglio della Forza).  
Mi è piaciuto nella non facile parte di Nathan Bateman risultando inquietante a diversi livelli per tutto il film. Mi è piaciuto meno il personaggio da lui interpretato: troppo “esagerato” in alcuni frangenti, troppo esasperati e stupidi alcuni suoi comportamenti anche alla luce della trama e del tono del film. Un esempio non spoilerone: sei alle soglie della scoperta della vita e, lavorando in un laboratorio/bunker quasi del tutto isolato dal resto del mondo, passi le serate ad ubriacarti come una merda con il rischio di combinare casini, di farti fregare l’idea o, più banalmente, di inciampare, battere la testa e restarci secco perché nessuno è in grado di raggiungerti? 
Davvero?  

 
E poi, porca miseria, non mi puoi spacciare per una delle menti più geniali del pianeta uno che è conciato come fosse il cosplay di Alan in Una notte da leoni 2!

Finale: Come i personaggi, anche il finale mi ha suscitato sensazioni contrastanti. Per carità, non c’è niente di “sbagliato”, ma ci sono tante piccole cose che non mi quadrano.  

 
Sarò vago come un marito traditore messo alle strette dalla moglie per evitare spoiler…

Ad esempio, l’unica scena “di azione”, sembra “posticcia”, fuori contesto e toglie pathos al finale, invece che aggiungerlo. Perché, poi Nathan agisce così? Mi è parsa una mossa avventata, non c’era nessun altra soluzione se non quella di caricare a testa bassa?

 
Davvero?

Anche la chiamiamola “uscita di scena” (non inteso come morte), di un personaggio mia ha spiazzato non poco… va bene che il laboratorio solo all’apparenza iper protetto, ha falle nella sicurezza grandi quanto Plutone, ma perché diavolo il pilota dell’elicottero non fa domande?
Va bene la sospensione dell’incredulità, d’accordissimo è un film di fantascienza, ma ho fatto più fatica a vedere quella scena che a credere nell’esistenza di un’intelligenza artificiale! 

In conclusione, Ex Machina non è quel mattone lagnoso e verboso come è stato definito da qualcuno e, allo stesso tempo, non è certo il capolavoro di cui si è letto tanto. 
È un gran bel film (di fantascienza). 
Punto.  
Porca miseria, non è che se ogni tanto qualcuno riesce a fare della buona fantascienza, di quella che affronta temi attuali o profondi usando allegoricamente scenari, linguaggi ed elementi tipici della fantascienza, si deve gridare al miracolo. 
Non è che la fantascienza è roba per nerd beoni, eh?  
Guardatevi Starship Trooper, ad esempio: un film che, sotto la scorza da baraccone di fantascienza ignorante, è un film dai contenuti tutt’altro che banali.

È tutto per oggi, alla prossima!

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