venerdì 28 luglio 2017

L'Indifferenziato dell'Internetturbino - Punture di insetti



Salve a tutti e benvenuti nell’Internetturbino: il blog piacevole come la devitalizzazione di un molare.


Lo ammetto: quando ho letto per la prima volta quello che vi sto per proporre in questo post, non volevo credere ai miei occhi.
È una cosa talmente fuori di testa che, per inserirla adeguatamente nel blog, ho dovuto tirare fuori dal dimenticatoio la serie L’indifferenziato dell’Internetturbino dove solitamente finisce tutto ciò che è così malsano da fare categoria a sé. 
Chi continua nella lettura, lo fa a suo rischio e pericolo.
Vi ho avvisati.



Tempo di lettura: circa 9 minuti


Qual è la cosa più fastidiosa dell’estate?

 
Il vicino di ombrellone che ascolta con lo stereo a tutto volume i capolavori sinfonici della Dark Polo Gang?
 
 
Lo squallido locale karaoke sotto casa dove, dai latrati che squarciano la quiete della notte, sembrano esibirsi un branco di faine in calore (che si accoppiano con degli elefanti)?

Ma no! Mi sto riferendo a quell’essere fastidioso che, spesso e volentieri, si diverte e ronzarvi nelle orecchie non facendovi chiudere occhio per tutta la notte…
 
 
No… non il/la vostro/a partner!

Mi riferisco agli insetti… soprattutto a quelli che pungono.
Si tratta di una piaga che affligge l’umanità da tempo immemore e, non a caso, fior di scienziati hanno condotto complesse ricerche in quest’ambito. 
Per sollazzare i vostri neuroni provati dagli anticicloni africani (che, tra l’altro, andrebbero aiutati a casa loro), vi propongo due studi che meritano di essere tramandati ai posteri…

 
Iniziamo dalla ricerca condotta da tale Justin Orvel Schmidt 

Secondo la leggenda (ma il suo studio è, ahimè, autentico), un bel giorno il nostro amato entomologo fu punto sulla lingua da un’ape e passò il successivo quarto d’ora a rantolare per terra contorcendosi dal dolore e desiderando ardentemente morire. 
Questo incidente, probabilmente, lasciò segni indelebili nella psiche di Schmidt che impiegò i successivi anni della sua vita nella realizzazione della Schmidt sting pain index… cioè la Scala del dolore delle punture di insetto di Schmidt.
 
 
Sì, lo so: sembra una cosa da Mai Dire Banzai, ma è tutto vero… si tratta di una scala che misura l’intensità del dolore causato dalle punture degli insetti.

Prima che gli animazisti si scaglino nell’ennesima, surreale, crociata contro la sperimentazione animale, va chiarito che l’unica bestia che ha sofferto durante gli studi di Schimdt… è stato lo stesso Schimdt che, da bravo professionista scrupoloso qual è, si è fatto personalmente pungere da una grande varietà di insetti.
Bene. 
La scala di Schimdt è composta da 4 livelli di dolore, dal più basso (0) al più alto (4). La cosa dannatamente fuori di testa è che Schmidt, forse perché la soglia di sopportazione del dolore varia da individuo a individuo (c’è infatti chi sviene quando si strappa la pellicina da un dito e chi si fracassa i mignoli contro gli spigoli senza battere ciglio), ha realizzato delle descrizioni il più oggettive possibili del dolore provato… con esiti alquanto curiosi.
Allora, la puntura delle api comuni ha un valore di 1 sulla scala del dolore di Schimdt. Il tipo di dolore è definito come “lieve”, “passeggero”… e “quasi fruttato”. 

 
Fruttato? 
Come se vi pungesse un kiwi, insomma…

La cosa rimarchevole è, però, la descrizione del dolore: “Una piccola scintilla che ha bruciato un pelo del vostro braccio”. Un dolore tutto sommato sopportabile… 

 
… a patto di non essere particolarmente villosi, in quel caso sono c***i

Poco più in alto (valore 1.2), troviamo la puntura della formica di fuoco il cui tipo di dolore è definito da Schimdt come “acuto, improvviso, un po’ allarmante”.
Secondo Schimdt, il dolore provato è lo stesso che si proverebbe “Camminando su un tappeto di tessuto felpato per raggiungere l’interruttore della luce”. 
E la domanda che il mondo si sta facendo è:
 
 
Che c***o di tappeto ha il signor Schimdt?

A livello 1.8, troviamo la puntura della formica dell’Acacia cornigera (Pseudomyrmex ferruginea) che, oltre ad avere un nome scientifico pronunciabile solo a patto di sputacchiare anche i molari sul vostro interlocutore, provoca un “dolore insolito, piercing, alto”, come se “Qualcuno vi sparasse una punta nella vostra guancia”.
 
 
Fortuna che non si tratta di un piercing sul glande…

Procedendo, livello 2.0, c’è la puntura di vespa con il suo “dolore intenso, abbondante e leggermente croccante”…
 
 
Croccante? Un po’ come quando poggi la mano sulla piastra per i gaffe rovente?

… simile a quello provato quando ci si schiaccia la mano “in una porta girevole”…
 
 
I grandi dubbi: e se ve la schiacciate in una porta classica, vale lo stesso?

A pari merito, ancora al livello 2.0, la puntura della vespula dal “dolore caldo e fumoso, quasi irriverente”.
Dolore irriverente?

 
Boh…

Un dolore simile si può provare “se il comico W. C. Fields spegnesse il sigaro sulla vostra lingua”.
Il fatto che un comico possa marchiarmi a fuoco con un sigaro come un pappone senza scrupoli farebbe con una prostituta, mi inquieta e non poco.

 
Comico fumatore di sigari per comico fumatore di sigari, preferirei di gran lunga essere sfregiato da Groucho Marx...

Oltre il livello 2, troviamo la puntura dell’Ape mellifera, dell’ape africanizzata e del calabrone europeo il cui dolore è paragonato a “Un fiammifero acceso e bruciato sulla vostra pelle”… e magari precedentemente usato dal collerico W. C. Fields per accendersi il sigaro che vi ha poi gentilmente spento sulla lingua non avendo trovato un posacenere sottomano.
Arriviamo finalmente sul podio: al livello 3.0, infatti, troviamo la puntura della formica mietitrice rossa dal “dolore forte e deciso”, tipico di quando “Qualcuno usa un trapano per forare la vostra unghia incarnita” (e qui Schimdt si abbandona allo splatter ed al sadismo più crudo e becero con il particolare dell’unghia incarnita). 
Ancora al livello 3.0, troviamo la puntura della vespa del genere Polistes “dolore e bruciore caustico, con sapore decisamente amaro” tipico di quando ci si “rovescia un bicchiere di acido cloridrico su un taglietto causato dalla carta”.
 
 
E io che pensavo che i tagli con la carta fossero la cosa più dolorosa al mondo!

Al livello 4.0, poi, troviamo la puntura della vespa del genere Pepsis daldolore accecante, feroce, elettrico” come quando “Un asciugacapelli acceso è caduto nella vostra vasca idromassaggio”.
 
 
Se non avete la vasca idromassaggio, il dolore è lo stesso… ma siete anche dei poveracci

Oltre il livello 4.0, infine,troviamo la puntura della formica proiettile dal “dolore puro, intenso, brillante”, paragonabile a quello provato “Camminando sui carboni ardenti con un chiodo affilato, e arrugginito, lungo oltre 7,50 cm conficcato nel tallone”.
Porca miseria… Schimdt avrebbe reso maggiormente l’idea solo se avesse scritto “Dolore paragonabile a quello provato ballando salsa e merengue con un palo del telegrafo su per il retto”. 
Ma aspettate ad assegnare il Premo Nobel… 

 
… o Ignobel…

… a Schimdt. C’è anche lo scienziato Michael Smith che, affascinato dagli studi di Schmidt, ha voluto mappare le parti del corpo dove le punture degli insetti sono più dolorose.
Facendo da cavia, ovviamente.
Il nostro eroe, infatti, si è fatto pungere in 24 parti distinte del corpo (tra cui capezzoli e scroto, tanto per citarne un paio) ed è arrivato alla conclusione che i punti del corpo più dolorosi dove essere punti sono…
 
 
… rullo di tamburi…  

3) l’asta del pene

2) il labbro superiore

1) le narici

Perfetto, adesso sapete cosa NON fare se vi trovate alle prese con un calabrone adirato: non provate a sniffarlo, né a baciarlo, né tantomeno ad ingropparvelo.
Grazie per le dritte Smith, grazie di cuore.

È tutto per oggi, alla prossima!

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