lunedì 13 luglio 2020

Chiacchiere da bar - Uscire (di testa) il sabato sera

Salve a tutti e benvenuti nell'Internetturbino, il blog raro come l'utilizzo corretto delle mascherine...


Dovevano crocifiggerti in sala mensa, altro che scaraventarti fuori come un sacco dell'umido...




Tempo di lettura: 5 minuti

Essendo un croccante trentottenne fuori ed un cremoso novantenne arteriosclerotico dentro, inizio subito col lamentarmi del nuovo layout di Blogger che, se da un lato mi piace, dall'altro prende a calci sullo scroto quella (preponderante) parte di me che fa dell'abitudinarietà il suo mantra.
Riuscirò mai a pubblicare questo post?
Vedremo.
Come avrete intuito dal titolo non si tratta di un post sul Coronavirus...

... per il semplice fatto che non ha più senso scrivere qualcosa di satirico in merito dopo che l'apice comico è stato raggiunto (superato e sodomizzato) da quella pagliacciata fotonica dei gilet arancioni con tanto di discorso della signora su Bill Gates, i robottini, il 5G ed il mercurio

Torniamo indietro a sabato 11 luglio quando, con un pugno di amici, si decide di andare a mangiare una pizza fuori.
Sì, proprio io che praticavo il distanziamento sociale da prima che diventasse un obbligo...

 
Severo, ma giusto

Chiamata al telefono la pizzeria (di cui non farò purtroppo il nome per ovvi motivi che sranno chiari nel prosieguo della lettura), alla domanda "Sarebbe possibile prenotare un tavolo alle 21.30?", ci viene risposto "Alle 21.30 no, alle 22" e prenotiamo.
Una volta arrivati...

...dopo una generosa dose di sana blasfemia per cercare parcheggio...

... ci accoglie una discreta massa di persone in piedi in attesa del proprio tavolo (tipo assedio dei vecchietti alle Poste il primo del mese) e, grazie ai miei sviluppati sensi di ragno, mi inizia subito a prudere l'ano.
Con un'accelerazione degna di Bolt, la mia compagna affianca la ragazza che gestisce l'assegnazione dei tavoli indicandole cognome ed orario della prenotazione e numero di coperti... per sentirsi dire "Sì, siete gli ottavi in lista".

Ecco, questo è esattamente il momento in cui ho sentito le mie delicate pareti anali spalancarsi quando ho realizzato che non mi sarei seduto alle 22 neanche del giorno dopo

Ci armiamo di pazienza e aspettiamo, ben consci di star inscenando una moderna e pezzente versione di "Aspettando Godot".
Al ventesimo minuto di attesa ci viene detto, in ordine sparso, che:

1) Al secondo turno le prenotazioni funzionano così: telefoni per prenotarti, poi arrivi e ti metti in fila perché si procede in ordine d'arrivo (legittima politica del locale, per carità... ma c'è una telefonata inutile di troppo nel procedimento e, inoltre, se mi fai chiaramente presente nella telefonata che, prenotando alle 22, mi va di culo se mi siedo per le 23, io probabilmente annullo la "prenotazione" piuttosto che aspettare come un demente, avvelenarmi l'esistenza e romperti i coglioni ad oltranza). Ristoratori alla lettura, voi come vi organizzate? Questa della prenotazione fantasma è una pratica diffusa? Lo chiarite al momento della "prenotazione"? Ve ne sbattete tanto il locale il sabato sera si riempie pure se prendete a ceffoni i clienti?
2) Probabilmente chi ha risposto alla telefonata non è stato sufficientemente chiaro, del resto i dipendenti sono molti
3) C'è stato un non meglio precisato contrattempo/imprevisto intorno alle 21.30 che ha causato il ritardo

Ma quindi, è una situazione normale, o no? Troppe versioni diverse che sanno tanto di scusa preconfezionata.

Ci mancava solo che mi dicessero che i rettiliani avevano rapito il pizzaiolo portandoselo su  Alpha Centauri

Al trentesimo minuto, noto un padre con il figlio neonato ed inizio a progettare di prendere in ostaggio l'infante per chiedere un tavolo come riscatto (piano abortito perché la mia ragazza mi ha fatto notare di conoscere l'uomo).
Al trentacinquesimo minuto, ci arriva una dipendente con una enorme teglia di tartine per scusarsi del ritardo (e ci offre anche dell'acqua tipo Protezione Civile quando rimani bloccato in treno senza aria condizionata). Gentilissimi, per carità... Ma se ti scusi offrendo qualcosa in maniera così plateale (così come per gli amari ed i dolci a fine serata) significa che ti senti in difetto per qualcosa: se sei fermamente convinto che la tua condotta sia giusta ed onorevole, non ti scusi di niente.

Insomma, se qualcuno mi taglia la strada e mi manda pure a fare in culo, io non gli chiedo certo scusa... piuttosto lo inseguo, lo tampono per mandarlo fuori strada e lo sfido a duello tipo O.K. Corral

Al quarantesimo minuto di attesa, sono pronto a farmi esplodere alla cassa per diventare un martire.
Per passare il tempo ed essendo entrato in modalità "porconatore" (dicesi modalità porconatore quando inizi ad imprecare in un loop continuo tra te e te alienandoti dal resto del mondo), ho iniziato a guardarmi intorno (è così che nascono buona parte dei post qui sull'Internetturbino): ovviamente la titolare con cui avevamo avuto il poco chiaro "chiarimento" non indossava la mascherina manco sul gomito (pur essendo quella che interagiva maggiormente con i clienti) e alcuni tavoli erano così attaccati l'uno all'altro che, se un cliente avesse sbadigliato, avrebbe ingoiato il vicino di tavolo tipo fellatio un po' troppo spinta.
Ammetto che, avvelenato nell'animo, ho anche pensato di fare una segnalazione alla polizia municipale per l'evidente e consapevole stupro delle norme anti Covid... ma poi mi sono reso conto che, nonostante le evidenti violazioni, l'avrei fatto solo per "vendetta" e che, per coerenza, avrei dovuto segnalare tre quarti di città.
Del resto, se fai due passi nel centro storico della mia città il sabato sera, ti strusci con così tanta gente che, più che il Coronavirus, rischi di prenderti qualche malattia venerea...
Però mi da profondamente sul culo lo stesso il fatto che, a mezzo isolato di distanza, ci sia il titolare del locale con la frittura di pesce migliore della città che, come un povero stronzo, fa rispettare le distanze di sicurezza perdendo una valanga di coperti.
Ciliegina sulla torta, la simpatica abitudine (anche questa, ahimè, diffusa come le ascelle pezzate sugli autobus in estate) di portare al tavolo il preconto non fiscale, obbligando il cliente ad armarsi di faccia tosta per entrare a chiedere che venga battuto uno scontrino degno di questo nome.
Naturalmente, visto l'andazzo della serata, i nostri scrupoli sono morti sul nascere.
Ad onor di cronaca devo dire che la pizza era buona ed il personale (che si è stoicamente sbattuto fino alla fine del servizio) decisamente in gamba.
Morale della favola? Sto rivalutando quelli che compravano quintali di lievito per farsi la pizza in casa durante il lockdown...
Infine, l'ambito premio "Battuta della serata", che regala enormi soddisfazioni specialmente quando una serata prende delle pieghe surreali come in questo caso, che è andato alla mia ragazza che, quando finalmente ci hanno fatto accomodare al nostro tavolo, ha esclamato sorpresa: "Ah, tavolo 50... come i minuti di attesa!".


È tutto per oggi, alla prossima!

Nessun commento:

Posta un commento