mercoledì 12 aprile 2017

Chiacchiere da bar - Gita a Matera (seconda parte)



Salve a tutti e benvenuti nell’Internetturbino: il blog entusiasmante come aprire l'uovo di Pasqua e trovarci dentro...

 
... il virus del vaiolo 

Seconda parte del reportage poco serio dedicato alla gita del sottoscritto a Matera di qualche giorno fa (potete recuperare la prima parte qui).


Nella scorsa puntata, avevamo lasciato un gruppo più eterogeneo (ma meno figo) della Compagnia dell’Anello, duramente provato dalle circa due ore di camminata lungo i sassi di Matera…

 
Ehi, gli Hobbit della Contea sono poco inclini all’avventura, noi abitanti della pianura poco inclini alle salite, che ci volete fare…

Sta di fatto che, stanchi ed affamati, non ci vedevamo più dalla fame… tipo pubblicità della Fiesta? 

 
… No, tipo Sirio il Dragone in buona parte degli episodi de I Cavalieri dello Zodiaco 

In strada per l’agriturismo San Giuliano, il capo gita (per distoglierci dai morsi della fame), ci ha intrattenuto raccontandoci il sentito dispiacere del proprietario dell’agriturismo quando, durante la telefonata per concordare il menù, ha saputo della presenza di vegetariani e vegani nella comitiva. 
Mentre il racconto proseguiva, la tristezza dell’uomo nel servire pasta al pomodoro ai suoi ospiti era quasi tangibile. 
Dalle ultime file del pullman iniziavano, però, a trapelare inquietanti racconti secondo cui l’uomo, in realtà, era solito fare a pezzi i vegani per poi spacciarli come trippa fatta in casa agli onnivori. 
Ad una persona a caso nella comitiva è toccato scoprire sulla propria pelle quale delle due storie sul proprietario dell’agriturismo fosse vera: squisito filantropo, o malefico serial killer? 
Il problema, infatti, è che tale persona non solo non mangiava la carne, ma (causa intolleranze), non poteva neanche mangiare la pasta al sugo. 
A questo punto, il ristoratore ha reagito come se il suo interlocutore gli avesse detto qualcosa del tipo:
 
 
“Mi rimangono tre giorni di vita… e un autoarticolato ha stirato il mio cane… che poco prima si era mangiato il mio gatto… che si era appena strozzato con una lisca dopo aver mangiato il mio pesce rosso” 

Insomma, per poco non è scoppiato in lacrime maledicendo il destino crudele che si accanisce contro i poveri innocenti. 
Risolto il problema, il pranzo è finalmente iniziato. 
Il lauto pasto consisteva in una serie di antipasti della casa, un primo, dolce e frutta più acqua e vino a volontà. 
Come sempre accade, non mancavano nella comitiva i patiti della fotografia che, appena è arrivato il primo piatto, hanno sguainato le loro reflex con teleobiettivo ed hanno iniziato a fotografare il cibo: 

 
Suppongo a livello molecolare, visto i loro obiettivi smisurati da paparazzo molesto 

In un angolino, il ristoratore scuoteva tristemente il capo. 
Si sa, a prima fame, ci si avventa come tirannosauri sugli antipasti. La comitiva non ha fatto, ovviamente, differenza.  
Sfortunatamente, i primi cinque antipasti erano fortemente conditi con aglio e, come se non bastasse, subito dopo è arrivata una specie di versione fortemente maiala e dall’alto contenuto di colesterolo della bruschetta: 

 
Fetta di pane fritto con peperonata sopra (detta anche “Scorciatoia per l’infarto”) 

Dopo un simile inizio, tutti i commensali sono stati immediatamente colti dal fenomeno noto come “alito alla Van Helsing”… 

 
Ad ogni sospiro, in pratica, ognuno di noi lasciava agonizzante una mezza dozzina di vampiri 

A questo punto, mentre gli antipasti continuavano ad arrivare a ciclo continuo, è partito (forte e spontaneo), un temibile spirito agonistico… Uno contro l’altro lucani e pugliesi: due popolazioni note per la loro voracità (specialmente in compagnia). 
A scontrarsi due vere e proprie scuole di pensiero divergenti: da una parte i lucani, velocisti dell’abbuffata, in grado di assumere quantità spropositate di calorie in circa 15 minuti, dall’altra i pugliesi, i maratoneti del cibo, temprati da matrimoni di 12 (e più) ore cadauno (anche perché, in Puglia, se un matrimonio dura meno di 8 ore, viene annullato d’ufficio dalla Sacra Rota). 
Per non correre il rischio di soccombere, con un gruppo di coraggiosi, si è deciso di fare due passi con annessa sigaretta “a sgrassare”. 
E qui, si è sfiorato il dramma.  
Visitando le stalle, una ragazza della comitiva ha iniziato a parlare (con voce in falsetto), con un vitellone e, forse stanca di non ricevere risposta, si è voltata verso gli altri membri del gruppo ed ha chiesto: “Perché non li liberiamo tutti?”.

 
Ma, non saprei… forse perché non voglio farmi accoltellare dal proprietario dell’agriturismo? 

Scampato il rischio dell’incidente diplomatico, siamo tornati in sala decisi più che mai a farci onore. La tecnica ha funzionato e, all’arrivo del primo (fortunatamente un assaggio), i più temerari di noi hanno iniziato a bullarsi con frasi del tipo: “Sì, la pasta è cotta… puoi preparare i piatti”. 
Battuta diffusa in Puglia quando si vuole paragonare i piatti di pasta quantitativamente scarsi (sono ritenuti tali tutti quelli sotto i 150 gr.), all’assaggino che si fa di tanto in tanto per controllare la cottura della pasta (che, ripetuto nel tempo, può diventare un pranzo a sé). 
Stanchi e appesantiti (ma trionfanti), finito il pranzo ci siamo diretti caracollando verso il bus… 
Prossima tappa, l’oasi di San Giuliano. 
Durante il breve tragitto (forse a causa del vino, forse a causa del pane fritto), hanno iniziato a susseguirsi voci incontrollate: nell’oasi sarebbe stato possibile andare a cavallo, tirare con l’arco, fare arrampicata sportiva… e, addirittura, tirare con l’arco a dorso di un cavallo che praticava free-climbing. 
L’entusiasmo iniziale, però, ha lasciato il posto a qualche dubbio: 

 
Con tutto quello che avevamo mangiato, andare al cavallo avrebbe significato come minimo vomitare sulla criniera del povero animale

(S)fortunatamente erano solo voci.
Giunti all’Oasi, per farci superare il dispiacere, le guide ci hanno mostrato (e fatto toccare e tenere in mano, un serpente ed un camaleonte).

 

E, comunque, avendo visto un camaleonte dal vivo, non posso fare a meno di apprezzare ancora di più la fantastica interpretazione di Giovanni di Aldo, Giovanni e Giacomo:


Poi, è stata la volta del serpente che, al tatto, è meno viscido di quanto uno si possa immaginare:

 
È stato come accarezzare una borsa di pitone 

Battuta (involontaria) della giornata alla guida del parco che, parlandoci di una particolare specie di serpenti, ci ha descritto la loro aggressività durante il periodo dell’accoppiamento, quando possono arrivare anche ad inseguire l’uomo. 
Perché sono stati interrotti, o perché lo vogliono sodomizzare? 
Ai posteriori posteri l’ardua sentenza. 
La visita è poi proseguita nell’oasi vera e propria dove, armati di binocoli professionali, ci siamo dedicati al birdwatching… 

 
... prima che metà del gruppo si accorgesse mestamente di non saperli usare 

Prima di capitolare davanti all’evidenza, però, si sono sentite stronzate allucinanti di persone che millantavano di aver avvistato creature mitologiche pur di non ammettere di non essere in grado di utilizzare decentemente un binocolo.

 
                                                         Guarda, ho visto un’anatra! 

 
Io ho visto Falcor!
 
 
Io un UFO!

A quel punto, complice anche la pioggia, abbiamo fatto ritorno al bus… e qui, buona parte dei giovinastri della comitiva sono crollati in un sonno profondo appena poggiato il culo sui sedili.
Giovani smidollati. 
Io, invece, non ho chiuso occhio fino a casa...
Ma solo perché, essendo alto 1.90, sono stato colto da terrificanti crampi mentre cercavo una posizione comoda per appisolarmi…

È tutto per oggi, alla prossima!

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